
CABIRIA: Andi...quando hai iniziato a suonare, qual era il tuo intento, o meglio, cosa ti ha spinto a dire... “Ok! Questo è quello che voglio fare”?
ANDI SEX GANG: Non è stata una rivelazione per me la musica, ma ho capito di quanto era importante, all’età di 3 anni, nel 1964.
Sentii i Kings “Lola” il titolo del loro pezzo, mi piacque molto ed iniziai ad ascoltare altri gruppi inglesi e americani che mi colpirono…The Beatles, Johnny Cash, Edith Piaf…ed erano tutti dischi che appartenevano a mia madre.
Nel 1968 con quel pezzo dei Kings, ho scoperto me stesso. Fin da bambino avevo questa passione per la musica e lo stesso impegno che applicavo nel comprenderla, lo impiegavo anche per altre cose.
Prima mi occupavo di politica, lavoravo per dei gangster criminali (testuali parole di Andi…a criminal gangsters) nella mia città, ma non lo facevo per soldi…ma perché avevo uno strano desiderio di morte.
Anche se svolgevo attività differenti prima di occuparmi di musica, avevo sempre con me la passione e questo continuo desiderio di morte.
Avevo bisogno di perdere me stesso, avevo bisogno di sfide che potessero stare sullo stesso piano della mia energia.
CABIRIA: In un’intervista che rilasciasti ad un magazine italiano di musica (“Rockerilla”) nel 1983, alla domanda…perché Sex Gang Children… tu rispondesti che ti piaceva perché era qualcosa di provocatorio. Cosa evocava in te questo nome?
ANDI SEX GANG: Sentii questo nome per la prima volta da un mio amico che aveva un gruppo, lo incontrai in Carnaby Streets e mi disse che aveva cambiato il nome alla band.
Parlando disse che un suo amico (Malcom McLaren) gli aveva consigliato per la band Sex Gang Children, ma entrambi erano spaventati da questo nome.
Appena sentii queste parole, capii che era il nome giusto per la mia band…avevo trovato ciò che cercavo e dovevo convincere i miei compagni ad usare questo nome.
Il mio amico mi disse “Tu ami troppo questo nome, usalo tu, noi con la band vogliamo fare musica easy…finire sulle riviste, in tv, in radio…usalo tu, noi non andremo da nessuna parte con questo nome”.

CABIRIA: Io do una mia interpretazione al nome Sex Gang Children, ovvero i bambini, i figli non voluti, partoriti da qualcosa di sporco. Cosa ne pensi di questo mio pensiero?
ANDI SEX GANG: Il termine “non voluti” è vicino come significato, ma quando ho sentito il nome mi ha colpito ed ho deciso di utilizzarlo.
Lo amavo e sapevo che era quello giusto, ma dovevo pensare se le persone con me nel gruppo, erano capaci di portarselo sulle spalle nello stesso modo in cui lo facevo io.
Dovevo avere la prova che la mia band avesse la capacità per “sopportarlo”.
La rivoluzione…ecco cosa significava Sex Gang Children. Per me erano i “The Misfits” (non il gruppo)…gli spostati della società, quelli che non avrebbero mai porto l’altra guancia come Gesù Cristo, ma che avrebbero tagliato le gambe, che avrebbero rotto il culo (Andi esplode in un Kick Ass!!).
Io mi sentivo così ed avevo bisogno di ciò.
CABIRIA: Mentre scrivevi il testo di “Last Chants for the Slow Dance”, pensavi a Pasolini?
ANDI SEX GANG: Non proprio…quando scrivo non penso a quello che sto facendo, è come se fossi in trance!! In quel periodo avevo la migliore fonte di ispirazione. A Londra un tempo c’era un cinema proprio vicino alla mia casa, dove proiettavano i film di Pasolini e di altri grandi registi.
Era la migliore università, ora tutto questo a Londra non accade più.
Ci sono dei film che mi hanno influenzato, ma non c’è un’influenza diretta di Pier Paolo Pasolini, tutta la mia educazione mi ha permesso di arrivare lì!
Pasolini viveva la sua vita senza soluzioni, come me, vivevo sul bordo!
All’epoca vivevo a Brixton, una delle zone più malfamate di Londra e la gente ci capitava proprio perché era pericoloso come quartiere.
A me faceva schifo, non volevo vivere lì, ma ero in fuga dalla polizia, ma se avessi potuto, avrei vissuto volentieri in altre zone.
Mi identifico con Pasolini perché era un prigioniero del destino, della sua vita…era dentro un vortice di violenza e di circostanze della vita.
Non ho scelto questo…io volevo una vita privata, tranquilla…però non mi sono mai lamentato, ma avevo paura…in fondo era un’altra sfida con la realtà.
CABIRIA: Leggendo molti dei tuoi testi, ci sono sempre dei richiami alla storia. Qual è stato il periodo che più ti affascina e nel quale saresti riuscito a vivere?
ANDI SEX GANG: Allora…non mi hanno mai posto questa domanda nelle interviste, ne parlo con amici di quest’argomento, ma la mia risposta è sempre la stessa!!
Io non vivo sperando di vivere in un altro periodo…come tutti noi prima di venire al mondo, abbiamo fatto una scelta…io ho scelto questo…ho scelto questa vita…è qui dove devo essere.
Perché cazzo andare prima o dopo…ogni era è valida!! Io sono qui.

Intervista a cura di CabiriaSexGang


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