Black Sunday Festival II

 

Prima di cominciare questa recensione volevo ringraziare Alex "The Pimp" Daniele di Ascension Magazine, per aver reso possibile questo evento.
Non appena arrivati nel locale (Brancaleone) ci si accorge subito delle poche persone presenti a questo show: sarà stata la location o la città, il giorno o chissà quale motivazione, che ha spinto molte persone a declinare l'invito...Ma poco importa, siamo qui per goderci lo spettacolo.
Entrato nel cosiddetto "Batcave stage" i Pulvinar, primo gruppo della serata, sono già sul palco e stanno per chiudere il loro live act.
Ho avuto modo di sentirli poco, ma se devo essere sincero, non erano molto in linea con i gruppi della scaletta.
Un plauso ai musicisti, veramente in gamba, musicalmente però non mi hanno attirato molto: chissà la prossima volta avrò modo di sentirli meglio e potrò esprimere un parere differente.
Qualche minuto per il cambio palco e mi ritrovo davanti gli Ordeal By Fire (gruppo torinese con un mlp ed un album all'attivo) e mi domando: "Ma questi sono i Killing Joke?", per via del loro trucco mimetico in puro stile Jaz Coleman primi '80.
Aldilà di questa considerazione il loro show mi è piaciuto molto, hanno mostrato un altro lato che non conoscevo, suonando in maniera sofferta e tormentata.
Pezzi come "Re-creation", "Prisoners" e altri, avevano un contorno molto più grezzo, legato a gruppi come Southern Death Cult, Killing Joke.
Per chiudere il concerto hanno suonato un grandissima versione di "New Dark Age" dei compianti Sound (Adrian Borland r.i.p), interrotta però a metà esibizione, da dei problemi tecnici che li ha obbligati a riprendere il pezzo.
Nonostante questo imprevisto ne è venuta fuori una grande interpretazione, piena di disperazione e rabbia, forse guidati da Adrian Borland che ci guardava dall'alto. Complimenti Michele & co...veramente grandi!!

Ed eccoci arrivati al primo gruppo internazionale della serata, i tedeschi Murder At The Registry.


Tanto attesi da molte persone, hanno fatto uno show molto pulito, privo di sbavature, tecnicamente validi: i pezzi sono stati eseguiti con precisione, praticamente uguali al disco.
Secondo me qualche imprecisione non sarebbe guastata, li ho trovati un pò freddini, ma comunque hanno eseguito i classici del loro repertorio: Da "Stolen photograph" a "Who bin ich?", da "The creatures having fun with the Hollywood dreamblasters" a "Cupido" (quest'ultimo osannato e richiesto da tutti i presenti).
Inoltre hanno presentato due pezzi nuovi, che saranno presenti nel loro prossimo disco in uscita.

Ed eccoci finalmente arrivati al gruppo di punta di tutto il festival, i SEX GANG CHILDREN!
Una volta arrivato sul palco, Andi, saluta tutti e le prime note cominciano a levarsi nell'aria.


"The Boorman Chain" il primo pezzo con cui aprono il loro live.
I musicisti che supportano Andi, sono veramente in gamba, soprattutto il batterista, che ha saputo riprendere e suonare in maniera eccezionale il repertorio dei Sex Gang.


Tra un pezzo e l'altro Andi pronuncia qualche parola in italiano, sembrando una versione perversa di Stanlio!!
Dopo alcuni pezzi presenti sull'ultimo album "Bastard Art", i nostri ritornano a rispolverare i classici del repertorio: "Shout & Scream" (che sinceramente mi ha sconvolto, perchè incerto della presenza in scaletta...), "Song & Legend", "Medea", "Alien Baby", scorrono veloci su di noi.


Personalmente volevo non finisse mai questa avventura divina, ma dopo aver suonato "Les Amants d'un Jour" (cover di Edith Piaf), i Sex Gang salutano ed abbandonano il palco.
Ma come? Non è possibile? Non sarà mica finito il concerto?
Tutti si domandano questo e a gran voce chiamano Andi ed i suoi compagni, per un'altra emozione, che subito ci viene regalata.
"Arms of Cicero" è il pezzo che Andi dedica a tutti noi.
Che emozione!!!
Questa canzone mette i brividi ascoltata su disco, figuriamoci dal vivo, mi sono detto io: così è stato.
"Questa canzone si chiama...Sebastiane" declama Andi.
Ovviamente un boato invade il palco, tutti esplodono sin dalle prime note.


La voce di Andi sembra essersi fermata al 1982, non è cambiato nulla nel suo modo di cantare: sempre la sua solita vocina perversa e malata, piena di arte ed in qualche modo malvagia ed innocente. La reincarnazione di un Cristo indemoniato.
Il concerto si conclude così, lasciandoci senza parole, o perlomeno, lasciandomi senza parole e con una sola frase in testa...
..."it's not a game...it's not a game...it's a song & legend"....frase che molti dei presenti al concerto, e non solo, dovrebbero imparare a memoria per coglierne il significato....IT'S NOT A GAME....
Beh...ai posteri l'ardua sentenza.

A cura di CabiriaSexGang
Si ringrazia Alex per le foto.

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